Wine & food

settembre 2010

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L’Ocktoberfest? E’ a Siena…

Metti una sera a cena, quattro amici e un’unica idea: organizzare un evento a Siena legato alla birra. Si sa a tavola se ne dicono tante e poi il giorno dopo l’euforia passa e così anche i progetti.

Questa volta però è andata diversamente: Simone Soloni, uno dei quattro amici, il giorno dopo il ritrovo ha preso carta e penna e cominciato a chiedere i permessi per “trasferire” l’Oktoberfest a Siena. C’è riuscito e per questo fine settimana i senesi (e non solo)
potranno calarsi nell’atmosfera della festa bavarese recandosi alla Fortezza Medicea dove, in una tensostruttura di oltre mille metri quadrati, si mangerà e berrà alla tedesca. Wurstel di sei specie diverse, crauti, stinco di maiale, pollo e ovviamente patatine fritte. Il tutto bagnato da solo birra chiara, proprio come avviene a Monaco.

Questi bravi quattro ragazzi ce l’hanno fatta e hanno portato una ventata di novità in una città che sugli eventi sonnecchia. Per una volta i giovani senesi sapranno trovare un’alternativa all’aperitivo in piazza senza dover scappare a Firenze o Arezzo per trovare una serata originale. La festa è anche per gli adulti e le famiglie, come gli stessi organizzatori vogliono precisare avendo organizzato anche giochi per i bambini.

Le previsioni del tempo indicano un week end di sole, e allora che la festa cominci. Imperativo divertirsi, però senza superare i limiti ovviamente.

Su Wine Station in radio di sabato 2 ottobre l’approfondimento in compagnia di Simone Soloni.

Firenze capitale del vino

Al via la prima edizione del Wine Town di Firenze da oggi e fino a domenica 3 ottobre. Un evento davvero super che, con oltre 250 produttori vinicoli presenti, eventi e cene affidate alle mani di grandi chef porterà alla scoperta di 25 suggestivi palazzi storici fiorentini. Un modo per unire l’arte al gusto, garantendo un efficace marketing territoriale ad una delle capitali mondiali del vino.

Nella puntata in radio di Wine Station in onda sabato 2 ottobre ci sarà un approfondimento in compagnia di Francesco Spanò, presidente del Comitato organizzatore diWine Town. Intanto se volete organizzare la gita, armatevi di cartina e cliccate qui.

“Il ristorante dell’amore ritrovato”

La copertina del libro

Se della cucina giapponese conoscete solo il sushi ed il sashimi siete cool ma poco informati… ed io con voi.

L’ho scoperto leggendo il libro di Ito OgawaIl ristorante dell’amore ritrovato” dove, nella cucina del Lumachino, taverna per pochi intimi, la protagonista riesce a compiere dei miracoli culinari capaci di cambiare i destini dei commensali. La concubina, rimasta fedele al suo amore scomparso, ritrova la voglia di vivere dopo aver assaggiato il nukazuke, una ragazza conquista il cuore dell’amato con i macarons rosa acceso ripiene di lampone, un burbero signore si trasforma in gentiluomo dopo la cena nella stanzetta con le pareti colorate.

Altre storie ed altro cibo si intrecciano alla vita di Ringo, giovane cuoca giapponese con esperienze in ristoranti turchi, francesi, italiani che, dopo una delusione amorosa, si ritira nel paese natio per rinchiudersi in cucina e ricreare il clima del focolare della nonna. E’ stata proprio l’anziana signora ad insegnarle i trucchi culinari, l’importanza degli utensili, la ricerca della qualità. Con la nonna ha imparato a festeggiare l’arrivo del nuovo anno con i toshikoshi soba e sempre lei le ha lasciato in eredità il recipiente in terracotta con nukadoko che a quanto pare è la base della cucina giapponese.

Ovviamente tutto scorre secondo i ritmi nipponici e poi… il colpo di scena.

Il libro è godibile e l’unico rammarico leggendolo, è di non essere capace, noi occidentali, di immaginare i profumi ed i sapori dei piatti di Ringo. Per i significati dei nomi non vi preoccupate in fondo c’è un glossario…

In Giappone il libro ha avuto successo e Ito Ogawa ha aperto anche un sito web che propone ogni giorno originalissime ricette di cucina. Peccato che è solo in giapponese…

Happy Uva a Scansano

Festa dell’Uva e primi indizi di autunno. La strada sale, la temperatura scende: il profumo di bosco ti accoglie a pochi metri dal centro del paese.

Siamo a Scansano, provincia di Grosseto, epicentro della Maremma che dà luce al suo Morellino più pregiato. Quello Docg ma anche De.co se si vuole, a conferma di come da queste parti si passi dal grande produttore alloctono al piccolo vignaiolo di una volta.

Le piccole cantine del borgo si riempiono come formiche in cerca di un sano bicchiere di vino (per un calice conviene scegliere l’Enoteca dei Mille, nella piazza principale del paese) e di un piatto rustico da abbinarci. E’ l’edizione numero 42 ma quella di Scansano è rimasta un po’ come la prima, senza tanti lustrini e paillettes, dop o pedrigee. E’ genuina, anzi ruspante. E, tra un piatto di acquacotta, una porzione di cinghiale in umido o di acciughe piccanti, l’aspetto che colpisce di più è proprio la socialità del paese, capace di tirare fuori uno spirito di aggregazione talvolta in via di estinzione. Giovani e “attempati”, vestiti nella loro uniforme di ordinanza (una polo color vino offerta dal Comitato organizzatore dei festeggiamenti), sembrano passarsi, di generazione in generazione, il timone del comando delle operazioni. Allora capita di scovare lo stand degli under 30 che serve panini farciti e schiacce con l’uva ma la cantinetta gestita da 3 amici con il pelo bianco e il volto sorridente, che propongono salumi e formaggi tipici, interloquendo in “maremmano” a tedeschi e altri forestieri. Ti arrampichi lungo stradine strette e tortuose e scopri anche il Museo della Vite e del Vino, che ripercorre la storia vitivinicola della zona dagli etruschi fino alla cantina cooperativa. E se ti affacci al Belvedere scruti il profilo di Maremma, bella quanto amara.

La sagra ha il suo manifesto

Il logo dell'evento di Montecatini Terme

La quarta edizione di Territori in Festival di Montecatini Terme ha dato vita al Manifesto delle Sagre, nato da un pool di un esperti coordinati da Davide Paolini.

In sette punti, il Manifesto propone le  linee guida per riconoscere  e distinguere la “Sagra autentica” da eventi che poco hanno a che fare con la valorizzazione di un territorio e dei suoi prodotti. Una serie di parametri varati per aiutare i flussi turistici attirati proprio dal Fenomeno Sagre.

Servirà un referendum per renderlo applicabile?

25 settembre on air

Davide Paolini, il Gastronauta

“Stiamo lavorando alla realizzazione di un manifesto della sagra “verace” che coinvolga tutte le voci in campo. Anche Confesercenti è la benvenuta a portare il suo contributo al dibattito”. Così afferma il Gastronauta Davide Paolini nell’intervista concessa a Wine Station che sarà in onda domani, sabato 25 settembre, su Antenna Radio Esse dalle 12 alle 13.

Alla vigilia della quarta edizione di “Territori in Festival” (in programma a Montecatini Terme fino a sabato 25 settembre) Paolini (nota firma de Il Sole 24 Ore ) annuncia il “Manifesto delle Sagre”: quelle autentiche però, che valorizzano le produzioni realmente tipiche di un territorio. Una sorta di dialogo a distanza con Confesercenti Siena che in settimana, tramite il Presidente provinciale Graziano Becchetti, aveva parlato di “ sagrificio ” del territorio senese di fronte all’enorme numero di iniziative paesane dedicate a presunti prodotti locali.

In Wine Station si parlerà anche di Vernaccia di San Gimignano con la presidente del Consorzio di Tutela, Letizia Cesani, che farà il punto sulla vendemmia in corso in questi giorni. Riprende anche il tour lungo le Strade del Vino Terre di Arezzo che questa settimana fa tappa dall’azienda Poggi del Chianti di Mirko Monnanni che propone week-end in cantina con la possibilità di acquistare vini a prezzi contenuti.

Infine un salto in Maremma: a Scansano, terra del Morellino, si alza infatti il sipario sulla nuova De.co, la denominazione comunale varata dal Comune grossetano per tutelare le produzioni vinicole esclusivamente frutto della terra scansanese. Sarà Giancarlo Lanza, dell’azienda I Botri di Ghiaccioforte, a spiegare cos’è una De.co e come funziona.

L’Officina della Cucina Popolare


Colle Val d’Elsa “alta”. Via Gracco del Secco 86. Queste le coordinate per raggiungere L’Officina della Cucina Popolare, locale gestito da una tribù di giovani con le idee chiare e tanta voglia di fare bene.

Due piemontesi, una colligiana autoctona ed una danese compongono una squadra affiatata che ha messo sù un locale che vuole distinguersi dalla masse e proporre un menù genuino, con prodotti a km 0, piatti di una volta, paste fresche fatte a mano e vini biologici o biodinamici.

Il locale è stato completamente rinfrescato e rinnovato. D’estate si può mangiare fuori, nella verandina esterna ma anche dentro se fa fresco. L’atmosfera è accogliente, quasi calda. Gli interni sono curati nei particolari ma in modo semplice, senza esasperare nulla: alle pareti trovano posto anche piccole librerie, scaffali curiosi che propongono prodotti take away.

Il menù è una tavoletta di legno con fogli a mo’ di appunti. Le portate proposte non sono tantissime: 5/6 antipasti, 4/5 primi ed altrettanti secondi. Il giusto, insomma. Matteo, il cuoco, è under 30 ma ha girato l’Italia e cucine pregiate prima di fare base a Colle Val d’Elsa. L’accento piemontese ha lasciato ancora tracce ma la sua cucina risente delle contaminazioni toscane.

Infatti, si va dalla ribollita, ai pici fatti in casa con il sugo di conigliolo o gli gnudi al sugo di carne mentre, “la calata” si perde un po’ – e ciò non guasta – con il muffone caldo servito con sedano fresco tra gli antipasti. Tra i secondi, oltre all’immancabile tagliata (ecco, magari questa poteva anche non starci ma d’altronde il pane va portato a casa…), c’è anche il “rosbif” all’acciugata. Interessanti anche le proposte delle verdure del giorno. Tra i dolci, si spazia dal cantuccino con Vin Santo allo zuccotto.

La carta dei vini è rigorosamente bio con proposte prevalentemente toscane ma anche qualche salto fuori regione che non guasta. Incoraggiante il rapporto qualità prezzo ma se siete indecisi affidatevi ad Ilaria, non vi deluderà. E, se non avete voglia di spendere molto, va benissimo anche il vino della casa, anche questo bio e decisamente affidabile.

Insomma, un posto dove passare una bella serata, mangiare bene e spendere il giusto. Che volete più dalla vita?

Casato Prime Donne

La testimonial Samantha Cristoforetti in diretta dalla Russia

Bisognerà andare sulla luna per incrociare lo sguardo con la premiata 2010 del Casato Prime Donne. Non perché sia un “soggetto” raro ma una delle tante donne che, con caparbietà e determinazione, hanno accettato la sfida del mondo maschile. Vincendola.
L’edizione del premio organizzato da Donatella Cinelli Colombini ha scelto l’astronauta Samantha Cristoforetti, come testimonial delle donne che ce l’hanno fatta. Sabato 18 settembre, in diretta via Skype dalla Russia (dove si trova per prepararsi alla missione sulla luna prevista per il 2012), Samantha ha raccontato come, quando si ama un lavoro, si riesce a raggiungere traguardi importanti.
E’ lo spirito che anima anche gli altri premiati (giornalisti, fotografi..) al Teatro degli Astrusi di Montalcino, con la giuria guidata da Rosy Bindi. Consegnati i riconoscimenti, grande festa alla Fattoria del Colle, vicino Trequanda. Nella splendida tenuta di famiglia, gli ospiti hanno condiviso i piaceri della tavola e apprezzato i vini prodotti dalla casa. In grande crescita qualitativa il Cenerentola 2007 che, sotto le mani della nuova enologo dell’azienda la francese Valerie Lavigne, ha conosciuto un interessante percorso evolutivo. Tra i piatti della serata, una carrellata di antipasti toscani – serviti nelle diverse location della Fattoria del Colle, compreso il suggestivo salotto di famiglia – e poi a tavola, a partire da una terrina di fagianella in chiave moderna. Per i golosi il finale è stato da leccarsi i baffi, con una selezione di biscotti “del Granducato Toscano”.

“A cosa stai pensando?”

Francesco Iacono, enologo 2.0

E’ ormai la frase-incubo di milioni di internauti alle prese con il social network più popolare al mondo: Facebook. Non necessariamente tutti noi abbiamo una risposta pronta, convinta. C’è chi si perde in ragionamenti, riflessioni e aneddoti che i più ignorano. Ma quest’anno, specie per gli amanti del vino, ci può essere un minimo comune denominatore nel dare una risposta: la vendemmia!
Si perché in questi giorni le infinite distese di colline traboccanti di uve si stanno man mano svuotando e c’è chi segue ogni singola operazione anche grazie alle potenzialità del web 2.0, quello appunto fatto di sociale network, video, ecc.
E’ il caso di Francesco Iacono, simpatico e disponibile enologo hi-tech che tra un post sul web ed uno “zac” in vigna è stato ospite della prima puntata della nuova stagione di Wine Station. Sentite qua.

Il Nobile aspetta un fischio da Roma

Docg, Doc, Igt. E ancora Dop, Igp e via dicendo. Che confusione per il consumatore che vuole semplicemente scegliere una buona bottiglia di vino! Tra i primi a cadere nei tranelli burocratici europei è stato il Vino Nobile di Montepulciano, clamorosamente escluso dalle tabelle comunitarie che contemplano le denominazioni, e quindi i vini, europei. A causa di un errore di “distrazione” il rischio è quello di danneggiare il Nobile a favore del Montepulciano d’Abruzzo. Vicenda delicata e già al vaglio del Tribunale europeo del Lussemburgo, in virtù del ricorso celermente presentato dal Consorzio di Tutela. Dalla vicenda si è interessato anche il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Giancarlo Galan, che ha annunciato un imminente invito della delegazione del Consorzio a Roma per fare chiarezza e quindi tracciare la linea di difesa. A Montepulciano, mentre la vendemmia del Prugnolo Gentile è iniziata, attendono un “fischio” per imboccare l’A1 e raggiungere il Ministero. Speriamo che si faccia fretta per scongiurare un assurdo equivoco ai danni di una delle Docg più rappresentative del vigneto toscano.
Wine Station ne ha parlato con il Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Federico Carletti. Ascoltate l’audio.