Wine & food

dicembre 2010

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Riciclare gli avanzi è un’arte

Oddio quanti avanzi, che spreco! E’ la classica espressione del rimorso dopo l’abbondanza del Natale. Sì perchè prima della grande festa sono state riempite le dispense, i frigoriferi, i congelatori e le cantine. Come se per mesi non si potesse più fare la spesa… “Nonostante quest’anno non abbia voluto esagerare, in frigo c’è di tutto…”. E’ proprio vero che dopo le tavolate natalizie nelle case rimangono i segni del passaggio della festa ma non sono più guardati con simpatia. Perchè, diciamo la verità, mangiare i cibi riscaldati non è il massimo, però buttare il tutto nel cassonetto è uno schiaffo alla povertà. C’è una terza via che ci insegnano illustri cuochi: è l’arte di cucinare con quel che c’è in casa. Ci sono proprio dei libri scritti ad hoc per evitare che la società dell’abbondanza getti via quintali di cibo. Ne segnaliamo due: il primo, “La virtù in cucina e la passione degli avanzi”, scritto da Fabio Picchi, il fondatore del ristorante Il Cibreo, personaggio eclettico e divertente, amante della vera tradizione in cucina che coniuga con il suo stile di vita. Nelle pagine del libro già di interesse internazionale (è stato tra i libri segnalati da The New York Times), Picchi insegna come apprezzare il cibo e imparare a cucinarlo giocando anche con i sette peccati capitali abbinati appunto alle pietanze che meglio li rappresentano. Il secondo libro, è uscito qualche tempo fa ma è sempre valido. A scriverlo è stata una donna, Letizia Nucciotti e si intitola “Avanzi Popolo”. Vale la pena sfogliarli entrambi per apprendere tanti trucchi per riciclare il cibo che riempie i nostri frigoriferi post natalizi. Se poi andate curiosate sul web ci sono decine di siti che pubblicano ricette per recuperare gli avanzi: la più gettonata è quella della reinterpretazione del Pandoro che a quanto pare non si finisce mai…

 

Buone magnate da Wine Station

Avete fatto i regali? E la spesa natalizia a suon di prelibatezze? Di consigli abbiamo cercato di darvene davvero di ogni tipo e, nel caso, non l’abbiate fatto avete ancora alcune ore per portare a termine la missione! Poi sarà finalmente ora di gustare bontà di ogni tipo in compagnia di vini, bollicine e quant’altro avete deciso di mettere sulle vostre tavole. Noi di Wine Station vi auguriamo tante buone magnate in compagnia di volti sorridenti e allegri per rendere davvero queste feste molto saporite! Buon Natale a tutti!

Regali: incartiamo il gusto!

Siamo certi che state girando ansiosi tra i negozi alla ricerca di regali e non trovate l’idea giusta. E’ fonte di stress lo shopping natalizio e ci sono anche esperti di comportamenti, psicologi, psicoterapeuti, che danno i consigli su come superare questo “difficile” momento… Certamente dopo aver regalato cravatte e reggiseni, maglioni e sciarpe, si vorrebbe avere l’illuminazione e mettere nel pacchetto infiocchettato il regalo eccezionale. Allora mettiamoci del cibo o del vino! Non vi provate a dire che questo lo fanno le aziende nei pacchi dono per clienti e dipendenti. Lì i prodotti sono sempre gli stessi (salami, formaggi, bottiglie di spumante, qualche cioccolatino e per quelli che avranno fortuna nel nuovo anno, anche zampone e lenticchie), noi vogliamo suggerire qualcosa di diverso, di speciale. Premettiamo che sono regali per golosi, gourmet, gente godereccia. Severamente vietati per chi come piatto preferito dichiara la pasta all’olio.

Dunque qualche consiglio: il vostro obiettivo è sorprendere un amico goloso di cioccolata? Ci sono dei paradisi stile Choccolate dove si spazia da cioccolatini al peperoncino, alla senape, fino ai più banali all’arancia o al caffè. Immaginate la faccia che farà l’amico quando già dall’aroma capirà che quest’anno non gli è toccata la solita agenda di finta pelle. Molto “in” o “cool” potrebbe essere regalare un vino francese, e c’è  l’imbarazzo della scelta: dai fragranti Champagne ai fantastici rossi della Borgogna e di Bordeaux, i dolcissimi Sauternes. Non siamo provinciali, lo sappiamo che anche Chianti, Nobile e Brunello sono eccezionali ma sicuramente più facili da trovare di un vino d’Oltralpe. Alla bottiglia possiamo abbinare anche due calici come invito a sorseggiarlo. Cin cin.

Poi ci sono quelli che alla vista delle salse per formaggi impazziscono, facciamoli contenti con una ricerca minuziosa dei vasetti con confetture alle cipolle, al peperoncino, a fichi e noci, all’aceto balsamico ecc. ecc. Abbiniamoli ad una piccola forma di formaggio invecchiato in foglie di vite e tenuto in cantina sopra una botte di rovere. Un mix di sapori da lacrime di commozione! Altro regalo originale può essere spezie o sale, ovviamente non quelle del supermercato. Qui bisogna ricercare originalità e design, tipo coriandolo del Madagascar presentato in un contenitore di acciaio inox disegnato da Dolce e Gabbana. Bel colpo! Ma va bene anche un macina pepe con dentro il sale nero di Cipro con caratteristiche eccezionali da far dire ai maestri di cucina che “non può mancare in dispensa”. Se poi proprio volete sorprendere regalate una cena in un ristorante della guida Michelin di quelli con lo chef che vi accoglie con baciamano, il cameriere enuncia le meraviglie del menù ed il sommelier staziona per tutta la serata alle vostre spalle pronto a mescere il vino. Bon appetit!

Auguri…a suon di cene!

Stasera cena con i colleghi di lavoro, domani con gli amici di palestra, poi con quelli del corso di ricamo e fotografia, quindi con i vicini di casa, con i clienti e le cassiere del supermercato sotto casa… insomma se siete fortunati prima della grande abbuffata natalizia già avete consumato almeno quattro cene degli auguri. Se poi rivestite un qualche ruolo pubblico nella società, arrivate al 25 dicembre con la pancia gonfia e la gotta! Perché, diciamo la verità, le cene pre natalizie hanno preso il sopravvento e nonostante ogni parte del nostro organismo si ribelli, non è proprio possibile rinunciare all’invito. Mentre il fegato gonfia e il sangue si arricchisce di grasso, si continua ad ingurgitare ogni sorta di cibo, dal più tradizionale alla pizza, tutto all’insegna del tanti auguri. La mascella arriva così affaticata al giorno fatidico che davanti alla tavola imbandita per festeggiare il Natale in famiglia, non ce la fa più: “Ma quanto hai cucinato? Io non ti farò onore perchè con quanto ho mangiato in questi giorni proprio non ce la faccio più…”. Ironia della sorte dovremo convertire il menù del 25 dicembre con quello della cura depurativa descritta dal medico dopo un’indigestione, oppure possiamo lanciare la moda di diluire nel corso dell’anno le cene degli auguri: gennaio con gli ex compagni di scuola, febbraio con i vicini di casa, marzo con gli amici del corso di giardinaggio, aprile con i genitori dei compagni di scuola dei figli, maggio con gli sportivi del corso di yoga, giugno con i compagni di calcetto e pallavolo, luglio con i vicini di roulotte, agosto con i milanesi conosciuti a Sharm El Sheikh, settembre con gli amici di contrada (questo vale solo per i senesi, gli altri hanno un turno di riposo…), novembre con il capoufficio e tutti i suoi dipendenti, dicembre solo con coloro a cui volete bene! Ps: A proposito tanti auguri e il prossimo anno facciamo la cena degli auguri del blog!

Pandoro o panettone? Questo è il dilemma!

Gloria Turi ci fa gli auguri con la sua “Gusto & Salute” provando a risolvere il dilemma natalizio partendo da un dato fondamentale: quanto a calorie la sfida finisce pari.

La settimana del Natale è cominciata, ma con largo anticipo sugli scaffali di tutti i negozi sono in bella mostra dolci natalizi di ogni genere, e come ogni anno, si affermano le due preponderanti scuole di pensiero: da una parte i sostenitori del panettone e dall’altra gli amanti del pandoro. Fra i due correnti, molti coloro che apprezzano sia l’uno che l’altro. Per avere le idee chiare proviamo a conoscerli meglio. Il panettone nasce a Milano circa cinquecento anni fa, con una ricetta a base di farina, burro, uova, cui si aggiungono scorzette di arancia e cedro canditi in parti uguali e uvetta. Da allora, passando dalla produzione artigianale dei pasticceri milanesi a quella industriale, il panettone è diventato un dolce tipico italiano, tutelato dal D.M. 22/7/2005 che ne definisce gli ingredienti e le percentuali minime da rispettare. Il pandoro invece è un dolce tipico veronese, con una forma di stelle a otto punte, opera del pittore impressionista Angelo Dall’Oca Bianca. Il suo brevetto fu depositato nel 1894 da Domenuico Melegatti. La sua particolare sofficità è dovuta ad una lavorazione lunga e complessa,e il suo impasto è fatto con farina, zucchero, uova, burro e lievito. In entrambi i casi però, negli ultimi vent’anni , sia le industrie che i laboratori artigianali, per incontrare le esigenze dei consumatori e per differenziare l’offerta, hanno inventato nuove versioni. Possiamo quindi trovare panettoni senza canditi e uvetta, pandoro e panettoni ripieni di creme, gelato, glassati, ricoperti di cioccolato. In questa sarabanda di gusti, inutile cercare quello meno calorico. Nella loro versione tradizionale, sia il pandoro che il panettone forniscono circa 390 calorie per 100 grammi, cui si aggiungono quelle delle coperture e delle farciture nelle versioni più elaborate. Pertanto è consigliabile consumarli a colazione o a merenda, anziché dopo i pasti già particolarmente abbondanti e ricchi di questo periodo dell’anno. Per la scelta quindi, unico e insindacabile sovrano è il gusto di ognuno.

Gli auguri di Natale con Fabio Picchi

Il Natale di Wine Station è in compagnia di Fabio Picchi, il popolare cuoco fiorentino autore anche di libri di successo dedicati alla gastronomia. Nella puntata in onda domani, sabato 18 dicembre, su Antenna Radio Esse (clicca qui per ascoltarci) l’istrionico cuoco del Ristorante Cibreo di Firenze, nonché inventore della fortunata formula del Teatro del Sale, racconterà come vivere al meglio l’atmosfera natalizia portando in tavola ricette tipiche della tradizione toscana. Il menù natalizio suggerito da Wine Station si completerà con i prodotti tipici delle Terre di Siena del Consorzio Agrario di Siena, i dolci della tradizione prodotti dalla ditta Masoni di Colle Val d’Elsa e con il Vino Nobile di Montepulciano.

The Wine Station Christmas with Fabio Picchi

In the episode tomorrow, Saturday, December 18, Christmas recipes and advice with the popular cook from Cibreo in Florence Fabio Picchi, the popular Florentine chef, author of many successful books dedicated to gastronomy, will be out guest for the Wine Station Christmas. In the episode aired tomorrow, Saturday, December 18 on Radio Antenna Esse the histrionic cook of the restaurant Cibreo in Florence and inventor of the Teatro del Sale, will explain how to better enjoy the Christmas atmosphere, bringing to the table some traditional Tuscan recipes. The Christmas menu suggested by Wine Station will be completed by the typical products of the Terre di Siena of the Consorzio Agrario di Siena, traditional sweets produced by the firm Masoni of Colle Val d’Elsa and the Vino Nobile di Montepulciano. Tomorrow’s will be the last episode of the year for the food and wine format broadcast on Antenna Radio Esse, we will be back on air in January 2011: Happy Holidays to all our listeners!

Il gusto visto da New York

Ancora non si è capito se gli americani sono dei palati sopraffini o se ketchup e burro di noccioline gli hanno rovinato definitivamente le papille gustative. A dir la verità, quando vengono in vacanza in Italia, a parte qualche caso non più recuperabile, gli yankee apprezzano la Bistecca alla fiorentina ed il Chianti e, mentre ridono a crepapelle, forse anche per effetto del vino, seduti nelle “nostre” trattorie sembrano proprio gradire il nostro cibo dal sapore genuino. Probabilmente c’è ancora un buon numero di popolazione statunitense da convertire al mangiare bene! Ci provano i ristoranti newyorchesi che, negli ultimi anni, hanno scelto di puntare sulla qualità e ora vengono premiati dalla guida Michelin New York. Sono 68 i locali che, come racconta l’edizione odierna de “La Repubblica”, hanno ricevuto una menzione sulla “bibbia” del gourmet. Nel Nuovo Mondo, dove tutto deve essere grande e super condito, esistono dunque luoghi alla moda dove sul tavolo non si trovano salse appetitose che modificano i sapori anzi sono bandite: a NY in questo periodo si mangia soprattutto giapponese, quindi una cucina salutare e povera di eccessi di sapori. Non mancano i ristoranti italiani, o pseudo tali, mentre non figurano grandi chef nati nel Belpaese. Leggendo meglio, però, la descrizione dei locali premiati dalla Michelin viene da chiedersi se gli statunitensi ci vanno davvero perchè si mangia bene oppure perchè a New York si è già visto di tutto e solo chi riesce nuovamente a sorprendere fa fortuna: c’è il ristorante con il tavolo che gira intorno alla cucina e lo chef che prepara i piatti davanti ai commensali, oppure le cene vegetariane allestite dentro templi zen… insomma quanto conta il vero gusto? Nel rispetto di tutte le tradizioni culinarie mondiali, puntiamo ovviamente su quella italiana e se troviamo il modo per esportare la vera cucina italiana possiamo scommettere che l’anno prossimo saremo nella top 10 della guida Michelin New York.

On Air tra idee regalo e gusto

Silvano Formigli, carissimo amico di Giovanni Righi Parenti, racconterà nella puntata di sabato 11 dicembre di Wine Station aneddoti e curiosità del suo profondo legame di amicizia che lo ha legato per tanti anni a Giovanni Righi Parenti, maestro di cultura enogastronomica senese e non solo. Nelle giornate dedicate allo shopping natalizio la trasmissione, in onda su Antenna Radio Esse dalle 12,10 alle 13, dà il suo contributo con idee gustose: la birra artigianale, i gadget e i vini del Chianti Classico e le bontà della Gastronomia Porciatti. Moreno Ercolani del Birrificio L’Olmaia di Montepulciano racconterà le sue ultime creazioni dalla Val d’Orcia. Il Direttore del Consorzio del Chianti Classico, Giuseppe Liberatore, parlerà invece del boom del merchandising del Gallo Nero, pieno di oggetti destinati a diventare di culto. Infine la Macelleria e Gastronomia Porciatti di Radda in Chianti, appena nominata “Bottega del Gusto” 2010 da Golosaria, illustrerà l’incredibile ventaglio di prodotti enogastronomici che è possibile acquistare.

Oggi frittata di buristo!

Cucinare è un’arte e non ci sono regole fisse da rispettare. Come un pittore, il cuoco, o meglio ancora lo chef, può decidere di cambiare gli ingredienti di un famoso piatto e reinterpretarlo. Lo fanno oggi i cultori della nouvelle cousine o di quella fusion per accontentare i palati a caccia di nuovi sapori. Lo facevano, nelle grandi corti europee, gli chef per sorprendere l’imperatore. Quindi niente di allarmante se scoprite che in un libro di ricette vi rivoluzionano il vostro modo di preparare un piatto della tradizione familiare. E, ovviamente, potete scegliere se dar credito allo scrittore o proseguire come vi ha insegnato nonna. A proposito di come si cucinava nelle nostre case, non so se vi è stata lasciata in eredità questa bomba di frittata di buristo che ho scoperto girovagando sul web. A tramandarla, con il suo libro dedicato all’arte culinaria senese, è stato Giovanni Righi Parenti, gran gourmet, e a rinverdirla e presentarla in tv su Rai 3 è stata Stefania Pianigiani in omaggio, appunto, al nonno Sghenghere. Nel blog “La finestra di Stefania”, potete anche trovare il video della ricetta che comunque vi sintetizzo: lasciate sciogliere le fettine di buristo in padella con l’olio, poi l’aggiunta delle uova sbattute e del formaggio per rifinire il piatto. Sarà buona? Probabilmente sì, anche se per smaltirla ci vogliono due ore di corsa per il centro storico, tre ore di palestra e quattro giorni di digiuno… ma ne vale la pena!