Wine & food

febbraio 2011

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In tavola Il Mestolo & Osteria di Passignano

Il tour di Girogustando 2011 ha fatto tappa nel Ristorante Il Mestolo di Siena che ha ospitato l’Osteria di Passignano di di Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze. Da un parte la padrona di casa, Nicoletta Marighella, e dall’altra il giovane e già quotato Matia Barciulli, hanno dato vita ad una serata a tratti davvero strepitosa, con piatti tendenzialmente di pesce (tranne il primo antipasto realizzato da Matia con cavolo nero e fagioli all’uccelletto portati in tavola con un millefoglie croccante di pane toscano). E’ il caso delle variazioni di baccalà proposte in tre modi (fritto croccante e leggero; in una delicata mousse; in un profumato soufflé) da Nicoletta, compagna di Gaetano De Martino con cui gestisce Il Mestolo. Sempre il locale di via Fiorentina ha proposto il “primo” primo: il guazzetto di crostacei e molluschi con passatelli. Qui la curva del gusto ha fatto un bel salto, sfiorando l’apice: questo è essenzialmente un piatto semplice ma che per gli amanti del pesce permette di scoprirne tutta l’essenza. A seguire ecco i Ravioli di ricciola al profumo di cedo e carabaccia, elaborati da Matia interpretando una ricetta capace di mescolare la tradizione (la carabaccia, ovvero la zuppa di cipolle come piaceva a Caterina de’ Medici, in questo caso ridotta ad un letto morbido e vellutato) e l’innovazione (l’agre non eccessivo del cedro che è andato a fondersi nella delicatezza di un pesce straordinario come la ricciola). Intrigante a vedersi e buono a mangiarsi il secondo “della casa”: il vasetto di pesci e crostacei cotto a bagnomaria e servito caldo nel piatto, in compagnia di una decorazione di carciofi e patate. Il piatto è tra i must della cucina di Nicoletta, cuoca che ama stare dietro le quinte e si autodefinisce “il braccio” del suo locale, lasciando a Gaetano l’onore/onere di essere la mente. Nel dolce lo chef Matia ha forse raggiunto il suo punto più alto, proponendo una sfera di cioccolato sonoro (si perché in bocca si riproduce esattamente l’effetto delle caramelle un po’ frizzanti che qualcuno di voi avrà sicuramente assaggiato da piccolo) con mousse di nocciole e gocce di caffè (nella foto di Fabio Di Pietro si può vedere l’elaborazione). Dimenticavo i vini, ottimi compagni di viaggio. Le etichette sono state portate in tavola da Elisabetta Gnudi Angelini che ha proposto il Vermentino 2009 della sua Doga delle Clavule in Maremma con l’antipasto; poi il bianco Le Grance Igt 2006 di Caparzo a Montalcino per i primi; il Morellino di Scansano 2009 sempre di Doga delle Clavule per il secondo e, infine, il Moscadello di Montalcino (vendemmia tardiva 2005) di Caparzo. Gran serata davvero!

In radio lo “showcooking” di Carlo Cracco

Sarà lo chef  Carlo Cracco il protagonista della puntata di sabato 26 febbraio in onda dalle 12,10 alle 13 su Antenna Radio Esse. Il cuoco milanese realizzerà per gli ascoltatori un originale showcooking alla vigilia di “Cooking for Olive Oil” previsto domenica 27 febbraio nell’ambito della nuova edizione de “Le Stagioni dell’Olio” in programma all’Enoteca Italiana con 8 grandi chef protagonisti. Il focus della settimana sarà dedicato alle bollicine, rigorosamente made in Italy. Wine Station vi porterà nel cuore delle colline del Prosecco di Valdobbiadene per scoprire l’aziende Le Colture in compagnia di Alberto Ruggeri. Per gli eventi del gusto in calendario nei prossimi giorni ci sarà da sbizzarrirsi tra Siena e dintorni. Wine Station propone una mini guida che, oltre alle due nuove serate di Girogustando di Confesercenti Siena in programma a Montalcino e a Monteroni d’Arbia, spazia anche sulla cena indiana di mercoledì 2 marzo al Gallo Nero di Mauro Tigli e alla serata dedicata alla cioccolata Amedei organizzata dal Ristorante Dolceforte di David Merolli.

Showcooking On Air (on olive oil) by Carlo Cracco

Chef Carlo Cracco will be the protagonist of the Wine Station episode  Saturday, February 26, broadcast from 12.10 to 13 on Antenna Radio Esse. The chef from Milan will host for the Wine Station listeners an original showcooking,  on the eve of “Cooking for Olive Oil” scheduled Sunday, Feb. 27 in the new edition of “The Olive Oil Seasons” , at the Enoteca Italiana with 10 great chefs as protagonists. The focus this week will be on bubbles, made in Italy only. Wine Station takes you to the heart of the hills of the Prosecco di Valdobbiadene to discover the companies of Le Colture with Alberto Ruggeri. For the taste events, in the calendar for the coming days we will indulge in and around Siena. Wine Station offers a mini-guide, in addition to two new nights of Girogustando from Confesercenti Siena, scheduled in Montalcino and Monteroni d’Arbia, an overview of the Indian dinner Wednesday, March 2 at the Gallo Nero by Mauro Tigli and the evening dedicated to Amedei chocolate organized by  David Merolli’s restaurant Dolceforte.

Oggi stiamo leggeri…coda alla vaccinara!

Il nostro amico chef Riccardo Guardabasso ci consiglia oggi una ricetta tipica della tradizione italiana. Magari non tanto leggero ma sicuramente molto sfizioso. Con Riccardo scopriamo il modo per preparla anche a casa propria. Se lo fate, scriveteci. Si tratta della coda alla vaccinara, piatto tipico della cucina romana, costituito dalla coda del bovino stufata, condita con verdure varie. Nata nel cuore di Roma, nel rione Regola dove abitavano i vaccinari, la coda alla vaccinara è considerata la “regina” del quinto quarto, ovvero quel che rimane della bestia vaccina dopo che sono state vendute ai benestanti le parti pregiate. Del quinto quarto fanno parte la coda, la trippa, la pajata, il cuore, la milza, e tutte le frattaglie. Da sempre considerata emblema di una particolare romanità “greve e caciarona” è un piatto che va rivalutato e rispettato, a causa della difficoltà di preparazione. Come per tutti i piatti popolari, non esiste una ricetta accreditata ed individuabile come autentica, ma esistono diverse versioni, tutte tramandate nela tradizione popolare, spesso orale. Alcune nelle quali nella parte finale viene preparata una salsa a base di cioccolato fondente, pinoli e uva passa, altre nelle quali viene aggiunta una fetta di prosciutto, altre ancora che prevedono l’uso anche dei “gaffi”, ovvero le guance del bovino, oppure l’aggiunta a fine cottura di un pizzico di cannella o di noce moscata.

Ingredienti (per 4 persone): 2 kg di coda di manzo (non vi sembri troppa, la coda è tutt’osso!!!); 1 kg di polpa di pomodoro o di pomodori pelati; 3 coste di sedano; 1 cipolla; 1 spicchio d’aglio; 1 carota; 6 cucchiai di olio extravergine d’oliva; 1 bicchiere di vino bianco secco; 1 peperoncino, sale, pepe nero.

Preparazione: lavate molto bene ed a lungo la coda sotto l’acqua corrente. Tagliatela a pezzi, posando il coltello tra una vertebra e l’altra e dando un colpo secco sul tagliere. Preparate un trito con sedano, cipolla aglio, carota, sale e peperoncino. Scaldate l’olio a fuoco basso in un tegame molto capiente. Quando l’olio è caldo, ma non fuma ancora, unite la coda a pezzi e fatela rosolare ben bene da ogni lato. Aggiungete il trito, alzate il fuoco e lasciate insaporite per qualche minuto, mescolando di continuo. Versate il vino e fate evaporare per bene, continuando a mescolare per  non fare attaccare. Aggiungete il pomodoro e ½ litro d’acqua, quindi coprite il tegame e cuocete per un paio d’ore, a fuoco lentissimo. In ogni caso, la coda è cotta quando la carne si stacca facilmente dall’osso. A questo punto, alzate il fuoco e fate restringere il sugo continuando la cottura senza coperchio. Nel caso che invece dopo due ore la coda non fosse ancora cotta, aggiungete acqua calda e continuate la cottura a fuoco moderato, quindi fate restringere il sugo a fuoco vivace ed a tegame scoperto. Cospargete generosamente di pepe e servite calda. Vino? Un  rosso bello robusto e tannico.

Domenica lo show cooking con grandi chef all’Enoteca Italiana di Siena

Vi segnaliamo un evento da non perdere per domenica 27 febbraio (dalle 12 in poi) quando, in occasione de “Le Stagioni dell’olio” all’Enoteca Italiana di Siena, si svolgerà Cooking for Olive Oil, presentato dal giornalista gastronomo Luigi Cremona e organizzato da Witaly, con il patrocinio e la  collaborazione delle Associazioni Nazionali Città dell’Olio e  Città del Bio, e con il contributo del  Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Otto Celebrity Chef nel corso dell’intera giornata si alterneranno per dare vita, come in un vero e proprio spettacolo teatrale, con divertenti tecniche evolute, ai tanti modi di utilizzare l’extravergine in cucina.  Si passerà da 0° a 200°, attraverso le diverse tecniche di cottura con l’olio che i cuochi mostreranno: Carmine Calò presenterà una ricetta utilizzando l’Olio in padella, Carlo Cracco, invece, si esibirà in un piatto con Olio sottozero, Vito Giannuzzi declinerà l’olio in frittura, Oliver Glowig si occuperà dell’Olio nel forno, Marco Gubbiotti utilizzerà l’Oliocottura, Paolo Lopriore preparerà un’Insalata con la “sua” versione della Maionese, Luca Montersino presenterà le tecniche per l’Olio in pasticceria e Davide Zunino ci stupirà con l”Olio Curioso”. Questi celebrity chef realizzeranno, in uno showcooking, varie ricette davanti al pubblico, dando vita ad un vero spettacolo teatrale. L’olio sarà analizzato, discusso e cucinato in tutte le sue varianti, ma saranno anche spiegate e mostrate le sue proprietà dal nutrizionista Raffaele Sacchi, professore presso la cattedra dell’’ “Universita’ Federico II” di Napoli. Professionalità, tecnica, passione e simpatia saranno le carte vincenti per un evento originale, dedicato agli appassionati di olio extravergine di qualità. Per prenotare telefonare allo 0577/228811-19 o cliccate qui.

Sorpresa, a Siena si mangia poco senese

Cade una sorta di certezza: a Siena si mangia poco senese. Quanti di voi erano convinti che i ristoranti senesi fossero una roccaforte della tipicità e della tradizione sono stati smentiti. A dirlo è l’indagine sulla gastronomia realizzato dall’Osservatorio Turistico di Destinazione coordinato proprio dal Comune di Siena (clicca qui per saperne di più). Su 30 ristoranti del centro storico analizzati emerge che le ricette senesi sono presenti soltanto nel 16,9% dei casi a favore delle ricette italiane (48,6%) o al massimo di quelle toscane (17,7%). Prese in esame anche le ricette di fantasia (9,1%) e quelle internazionali (7,1%). Malissimo le ricette magari riadattate ma ispirate alla tradizioni senesi di un tempo: solo lo 0,5%. Per i piatti made in Siena va male soprattutto tra gli antipasti e i primi. Un po’ meglio tra i secondi e i formaggi. I dati sono stati elaborati da un gruppo di esperti (con membri di Slow Food Siena, Forum Cucina Italiana, Accademia Italiana della Cucina nonché Scuola di Cucina Senese) che hanno passato in rassegna i menù dei ristoranti in questi mesi. L’obiettivo è ora quello di mettere al bando amatriciane, carbonare e tiramisù e fare largo davvero a ribollite, pici e panforti. Non facile però, vista anche la crisi economica in atto che complica il lavoro dei ristoratori. C’è chi propone più spazio alla filiera corta, chi suggerisce l’introduzione di una sezione del menù dedicata alle ricette locali o chi un incentivo sottoforma di diploma-premio per i ristoratori più in sintonia con la tipicità. Non sarà facile invertire il trend in atto ma la speranza è che l’identità culturale e gastronomica locale (in senso generale) trovi alleati forti per combattere il turismo dei grandi numeri che se infischia della qualità.

Uomini e fornelli…rapporto sempre più stretto

L’affermazione maschile che lascia perplessi è: “Non so neanche mettere l’acqua sul  fuoco per cuocere la pasta…”.  Ma come può un essere umano non essere in grado di sfamarsi? E come se dicesse, non so, lavarmi i denti o infilarmi le scarpe. Invece c’è chi è convinto di essere un vero macho a dichiarare di essere negato ai fornelli. O davvero è incapace? Allora facciamo un applauso e tanto di chapeau a tutti quei maschietti che invece sanno tagliare una cipolla e preparare maccheroni all’amatriciana, o meglio ancora a quelli che considerano cucinare una scienza esatta e sono perfetti tra i fornelli con tanto di set completo di utensili di ogni genere e fornitura di ogni tipo di spezie e aromi. Sono sempre di più gli uomini che si divertono a preparare la cena con anche una buona dose di fantasia: erano il 28 per cento venti anni fa, sono ora il 43 per cento secondo i dati Istat. Non sono dei veri chef, quella è un’altra categoria, ma impiegati, dirigenti, operai che dopo le fatiche lavorative si rilassano la sera a cucinare per moglie e figli. Ci sono gli autodidatti che imparano sul campo con qualche suggerimento della mamma, e quelli che si rivolgono a scuole di cucina per seguire corsi e imparare ad andare oltre all’uovo al tegamino. Il fenomeno dell’uomo ai fornelli è condiviso in tutto il mondo occidentale: negli Stati Uniti un sondaggio dell’istituto di ricerca Pew Research Center afferma che il 32 per cento dei maschi americani ama cucinare e un 26 per cento si difende bene ai fornelli. Rimane sempre un 24 per cento che odia cucinare. Beh mica può piacere a tutti…

Guardabasso saluta con una delizia alle vongole

Ci ha scritto Riccardo Guardabasso, il nostro amico chef che partecipa al Talent Show del Gambero Rosso. La sua avventura è finita, ci lascia in eredità un’altra gustosa ricetta e perché non l’idea di dare il via presto ad una nuova avventura. “Questa è la ricetta dell’ultimo piatto creativo che ho avuto modo di realizzare nella trasmissione “La Scuola – Cucina di Classe 2”. Per ironia della sorte sono uscito proprio la volta che avevo messo davanti ai giudici un piatto di cui ero moderatamente orgoglioso, un piatto che sostanzialmente penso non sia stato capito e che mi ha riservato delle soddisfazioni, una volta uscito, nel presentarlo ad amici e familiari. Non è stata capita la presentazione, semplice nella sua rigorosità e nella sua pulizia; non è stata capita la creatività della pasta con vongole dove queste ultime erano una presenza intangibile rappresentata da una salsa ottenuta con il miniper dalle vongole stesse e dal loro brodo di vegetazione, non è stata capita la scelta di introdurre nel piatto un contrasto di caldo-freddo, e di morbido-croccante dato tutto dalle seppie presentate in tre modi: appena scottate, crude a julienne e croccanti. Pazienza, anche i piatti migliori non possono piacere a tutti, come non a tutti si può essere simpatici; e nella vita si paga anche questo. Ciò non cambia assolutamente i miei giudizi sull’esperienza televisiva, del cui bilancio parlerò più diffusamente in un altro post di prossima produzione, e che sono sostanzialmente due: 1) è stata un’esperienza bellissima e magica, sia dal punto di vista umano per le persone fantastiche che ho conosciuto e con cui ormai mantengo un rapporto che va al di là della trasmissione; 2) vista la bravura dei miei “amici concorrenti”, la mia uscita poteva essere questione di una o due puntate in più, ma avrebbe cambiato poco. Detto ciò, più che altro per far capire le scelte “tecnico-creative” (che parolone, sembro uno chef!) alla base del mio piatto, veniamo alla ricetta, che naturalmente descrivo per come l’ho potuta realizzare a casa”. 
Ingredienti (per 4 persone): 500 gr. di vongole; 8 seppioline (o 4 seppie più grandi); 320 gr. di spaghetti di Gragnano; aglio; scalogno; prezzemolo; basilico; sale fino; pepe; sale grosso affumicato dei mari del nord; olio extra vergine d’oliva; vino bianco secco.

Preparazione: tenete le vongole almeno due ore in una bacinella larga, coperte a filo con acqua salata. Quindi prendetele ad una ad una e fatele cadere sul fondo dell’acquaio d’acciaio o sul fondo di una pentola rovesciata; in questo modo vi accorgerete, dal diverso rumore prodotto all’impatto, della presenza di eventuali vongole morte e piene di sabbia, che vanno scartate subito in modo che non riempiano di sabbia tutte le altre una volte che andrete a farle dischiudere. In una padella grande scaldate poco olio, un paio di spicchi d’aglio in camicia, una manciata di gambi di prezzemolo e mezzo bicchiere di vino bianco. Aggiungete le vongole, coprite con un coperchio e fate andare a fuoco sostenuto, scuotendo spesso la padella. Quando la grandissima parte delle vongole sono aperte (bastano pochi minuti) togliete la padella dal fuoco ed eliminate dalla stessa le vongole aperte, in modo che non cuociano troppo diventando poi gommose, e, se quelle ancora chiuse sono in numero consistente, provate a rimetterle sul fuoco, per vedere se s aprono (la maggior parte delle volte non si aprono perché sono vuote). Sgusciate subito le vongole, filtrate con una mussola fine il liquido di cottura in modo da eliminare del tutto eventuali granelli di sabbia, rimettete le vongole nel liquido e tenete da parte il tutto. Passiamo ora alla preparazione delle seppioline, per la successiva cottura. Pulite bene le seppie, eliminando il becco, l’osso e gli interiori compresa la sacca del nero (che farete attenzione a non rompere, ma che anzi conserverete per un successivo ottimo risotto). Staccate i tentacoli e metteteli da parte. Nel caso delle due seppioline a testa, aprite una delle due pance e quindi tagliatela a julienne finissima (nel caso di seppia grande, una a testa, aprite la pancia e fate a julienne la metà di essa); mettete da parte. Quindi aprite l’altra pancia (o prendete l’altra metà nel caso di seppia grande) allargatela e spianatela sul tagliere e procedete con delle incisioni a 45° rispetto alla superficie della seppia ed in diagonale rispetto alla base della pancia; in pratica dovrete incidere la pancia della seppia, senza tagliarla completamente, con dei tagli diagonali rispetto alla base della pancia e tenendo il coltello con la lama non verticale ma inclinata a destra (o a sinistra se siete mancini) di 45° (è più facile farlo che descriverlo, ma spero di essere stato chiaro, semmai scrivetemi); mettete anche queste da parte. Prendete le vongole, mettetele nel bicchiere del minipimer e, aiutandovi con un po’ del liquido di cottura filtrato, riducetele ad una salsa morbida e densa. Mettete a bollire in un pentolino il restante liquido di cottura. Mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua poco salata, nella quale, appena bolle, inizierete a cuocere la pasta. Intanto scaldate in una padella poco olio extra vergine d’oliva, fateci appassire dentro, a fuoco molto dolce, uno scalogno e 7-8 foglie di basilico. Quando lo scalogno, che non deve assolutamente imbiondire, è diventato traslucido e quasi trasparente, aggiungete un peperoncino, spezzettato sulla padella in modo che i semi caschino dentro) e, quando gli spaghetti nella pentola dell’acqua cominciano a piegarsi, alzate il fuoco al massimo sotto la padella e trasferiteci gli spaghetti stessi, in modo che la loro temperatura non scenda. Continuate la cottura degli spaghetti nella padella, mescolando spesso ed aggiungendo quando serve poco liquido di cottura delle vongole, sempre tenuto a bollore. Nel frattempo, mettete la julienne di seppia in un colino cinese, ed immergetelo per pochi secondi nella pentola di acqua bollente dove avevate iniziato a cuocere la pasta; le seppie devono appena assumere una colorazione biancastra; non cuocetele oltre, pena il farle diventare dure e gommose (se siete sicuri della freschezza delle seppie, potete anche tralasciare questo passaggio e lasciare cruda la julienne, oppure sbollentarne metà e lasciare cruda l’altra metà). Per quanto riguarda i tentacoli, passateli in padella rovente appena coperta da un filo d’olio, e fateli arrostire per bene perché diventino croccanti. Su una piastra arroventata al massimo e coperta solo da un filo di sale fino (niente olio!), appoggiate la pancia della seppia che avete precedentemente inciso come già descritto: lo choc termico e la particolare incisione che avete effettuato, faranno arrotolare la pancia, facendole assumere l’aspetto, appunto, di una pigna, che continuerete a far cuocere, rotolandola sulla piastra, fino a che non assumerà un colore biondo. Quando gli spaghetti, nella padella sono quasi cotti, aggiungete tutta la salsa di vongole che avete nel bicchiere del minipimer, ed amalgamate per bene. Assaggiate, aggiustate di sale e portate a cottura completa, eventualmente con l’aggiunta di altro liquido delle vongole. Impiattate una dose di spaghetti, collocandola ordinatamente a “nido” al centro del piatto (aiutandovi con una forchetta e con un mestolo rotondo), collocate al centro del nido la pigna di seppia, i piedi con la punta in alto, e tutt’intorno sulla pasta la julienne di seppia e tutt’intorno alla pasta i tentacoli croccanti. Guarnite con prezzemolo tritato finemente, rifinite con un giro di olio extravergine e qualche chicco di sale affumicato, e servite. Buon appetito.

Alla faccia del kebab!

Con la rubrica “Gusto & Salute” curata da Gloria Turi prosegue il viaggio alla scoperta di vizi e virtù della cucina etnica che è entrata ormai nelle nostre abitudini quotidiane. Oggi parliamo di kebab. Il kebab (chiamato anche “kabab”, “kebap”, “shawerma” o “ghiros”) e’ un piatto tipico di molti Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, che attualmente ha trovato una massiccia affermazione anche nell’Europa Occidentale attraverso l’immigrazione araba e turca. E’ costituito da carne arrostita. Il nome deriva dal caratteristico metodo di cottura, che avviene attraverso un gigantesco spiedo verticale. La carne può essere di montone, agnello, manzo, vitello, pollo, tacchino, maiale o una combinazione di tutte. Viene prima tagliata a fettine, sagomata, e marinata o condita con una mistura di erbe e spezie che variano a seconda del paese; poi viene infilata nello spiedo verticale fino a formare un grosso cilindro, sulla cui sommità vengono infine infilzate parti grasse che,sciogliendosi con il calore, scivolano sulla carne, conferendogli un gusto particolarmente saporito ed evitandogli un’asciugatura ed un indurimento eccessivo. Lo spiedo viene poi messo a ruotare vicino ad una fonte di calore che anticamente era la brace, oggi sostituta da appositi macchinari. La carne viene servita in un panino (tradizionalmente il pane arabo, ma in alcuni casi si adotta anche la piadina o ad esempio, in Francia, la classica “baguette”) eaccompagnata da verdure che variano dal classico e semplice accostamento di insalata e pomodori, a quello sfizioso con cipolle o melanzane e peperoni grigliati cui si aggiungono gustosissime salse, come la piccante “harissa”, a base di peperoncino rosso fresco, aglio e olio d’oliva e quella a base di yogurt, prezzemolo e sesamo. I valori nutrizionali riservano delle sbalorditive sorprese: la media calorica si aggira attorno a 1.000 kcal per panino con alto contenuto medio di sale e di grassi saturi.

I vini e gli assaggi di Benvenuto Brunello

 

Lo chef Gianluca di Pirro con la moglie Paola

Tanto di cappello all’edizione 2011 di Benvenuto Brunello, quella ha permesso di scrutare l’annata 2010 (a cinque stelle) e finalmente assaggiare quella 2006 che entra sul mercato con grandi aspettative e credenziali…a 5 stelle. La giornata del venerdì è stata caratterizzata dal Talk Show al Teatro degli Astrusi con alcune espressioni delle famiglie più importanti del vino italiano e dalle degustazioni organizzate quest’anno nel Palazzo Arcivescovile. Alla sera ho partecipato alla visione in anteprima della puntata de “La Storia siamo Noi” dedicata al vino che andrà presto in onda su Rai Due nell’ambito dei festeggiamenti del 150^ dall’Unità d’Italia. Un filmato di circa 30′ denso di storie, racconti, aneddoti, affidati a personaggi del calibro di Franco Biondi Santi, Etile Carpene, Ezio Rivella, Francesco Ricasoli, Pietro Ratti, Francesca Cinelli Colombini e altri ancora. Un viaggio lungo l’Italia, da Cavour ai giorni nostri, che permette di spostare un po’ di polvere dal fatto che il vino è alla base della nostra cultura, della nostra storia e della nostra vita. Poi spazio alla cena e agli assaggi. Quest’anno la formula ha previsto gruppi di giornalisti, produttori e autorità varie smistati nei ristoranti di Montalcino. Ho avuto la fortuna di “finire” alla tavola de Il Giardino dello chef Gianluca di Pirro. Formula piacevole, con tavoli raccolti, curati perfettamente dallo staff del ristorante e dai sommelier. In tavola il menù è stato sinceramente strepitoso con lingua croccante con salsa verde e animelle fritte come antipasto; cappelletti ripieni di Chianina su passatina di fagioli Zolfini e salsa al brasato e, soprattutto, guancioli di Vitello fondente, soffice di patate e verdure all’olio. Piccola (e assai sfiziosa) pasticceria come dessert. Questi i vini assaggiati: Rosso di Montalcino 2009 Colle Mattoni; Rosso di Montalcino 2008 Col di Lama; Brunello di Montalcino 2006 di Colle Mattoni, Col di Lama, Campo Giovanni, San Lorenzo, Sassetti, Ciacci Piccolomini d’Aragona. Poi Moscadello Il Poggione 2010; La Capanna e Florus di Banfi vendemmia tardiva 2008 e Pascena di Col d’Orcia vendemmia tardiva 2007. Il podio? Per il Rosso Col di Lama, per il Brunello Colle Mattoni e per il Moscadello La Capanna.